Visualizzazione post con etichetta genitori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta genitori. Mostra tutti i post

mercoledì 15 luglio 2015

BICI E BIMBI E POVERI GENITORI


Che cosa mi abbia fatto pensare di potercela fare, non lo so, anzi francamente è davvero un mistero. Era chiaro, chiarissimo che portare le bici nuove a casa facendoci pedalare sopra i bimbi sarebbe stata un'impresa ai limiti del possibile, ma quale parte di me abbia avuto il sopravvento facendomela ritenere fattibile non l'ho ancora capito. Che non fosse cosa è stato chiaro da subito, da quando Francy, salendo sulla bici nuova non riusciva assolutamente nè a controllarla, nè a frenare, perdendo l'equilibrio ogni volta, cadendo malamente o contro il muro o sulla fiancata delle auto in sosta. Che, poi, sarei morta d'infarto prima di arrivare a casa, mi è apparso nitido, quando, sempre il piccolo Francy, all'incrocio tra via Carducci e via Perazzi è andato giù liscio, senza un cenno di frenata, attraversando via Perazzi longitudinalmente e andando a schiantarsi contro il bordo del marciapiede sul lato opposto di via Perazzi. "Fraaaaaaaaaancyyy frena!!!! FRENAAAAAAA!!!!!!" O.K. Ale, respira, è vivo. "Fra, amore, perchè non hai frenato allo stop?? " " Mamma!!!!!! Non puoi dirmelo così all'improvviso???" - " Francy, eri a più di dieci metri dallo stop ed eri dietro di me!!!!" Che ancora, davvero la cosa fosse troppo al di là delle mie forze si è reso evidente quando, sempre lungo via Perazzi, Francy è sceso dalla bici spingendola a mani. "Francy, e adesso?" " Mammaaaa, non ci riesco, mi fanno troooppo male le pallineeee!" - "Francy, se invece di pedalare spingi la bici con i piedi, come stai continuando a fare, certo che ti fanno male! Sali su e pedala!!!!" - "Mammaaaaaa, ma tu che ne sai, mica le hai le pallineee!!!!!" Eccerto! Adesso prendo l'asfaltatrice qui di fianco e gli asfalto la bici! "Sali su e pedalaaaaaa!!!!!!"; che ve la sto facendo breve. Mettiamola così. Se c'era qualcuno che mi ha seguito per tutta la strada avrà proposto alle autorità novaresi un mio TSO. Quando poi siamo arrivati all'incrocio tra via Pietro Micca e via Gnifetti, con Franci che per frenare si è cappottato a terra perdendo anche un sandalo, con la macchina dietro bloccata da noi e la tipa alla guida che si è sporta fuori dal finestrino, chiedendomi, ridendo,se avevo bisogno di qualcosa, ecco lì ho pensato che se è vero che tutti hanno gli angeli custodi, è proprio vero che il mio si droga, e che si faccia di crack è stato fin troppo cristallino quando, poco dopo, sul marciapiede di viale Kennedy, Francy è partito come una lippa, urlando:" Yehhhhhhh, so andareeee!!!! Non ho più pauraaaa!!!!!! e io sono dovuta partire in volata che sembravo Bartali per farlo rallentare, che ancora non avevo capito se sapeva frenare o no ( probabilmente no) con le bimbe dietro che urlavano, " mammaaaaaa aspettaci"! 
Quando siamo arrivati al portoncino di casa, sono scesa dalla bici e ho baciato terra. 
Nessun infarto in corso. Ironman mi fa un baffo. L'intera squadra degli avengers mi fa un baffo.
Le bici le ho chiuse in garage. Ho buttato la chiave.
........
Forse tra 3/4 anni....forse....ma anche no....

giovedì 25 giugno 2015

MA DAVVERO LE PAGELLE SERVONO?

Lo so che scriverò qualcosa di inconsueto e magari poco apprezzato, ma devo scriverlo, soprattutto dopo la giornata di ieri dedicata, in parte, al ritiro delle pagelle. 
Ecco, io vorrei una scuola senza pagelle. Almeno alle elementari. Il resto non so. Mi porrò il problema quando ci arriverò.
Credo di essere uno dei pochi genitori che, ieri, prima di guardare i voti che poco mi interessavano, ho letto il giudizio finale complessivo che le maestre hanno scritto. E sinceramente, letto quello, per me il resto era inutile quanto superfluo. 
Ho sempre cercato di insegnare ai miei figli che il risultato finale non ha alcuna importanza. Quello che conta è l'impegno. Se si sono impegnati verranno premiati ed elogiati, indipendentemente dal risultato. Se l'impegno è mancato, allora c'è qualcosa che non va, anche se il risultato è stato buono. Questo è un punto fisso della nostra educazione, punto fisso che ogni anno vacilla inesorabilmente alla consegna delle pagelle. Pagelle in cui, inutile girarci intorno, conta solo ed esclusvamente il risultato, Umh... vediamo....nove di storia, e dieci di disegno.... Nove dieci, otto. Ma che diavolo significano questi voti?  Il voto costringe al confronto, all'ansia da prestazione, alla competizione, all'invidia. Davvero è necessario? Davvero è necessario a scuola?
Quando vado ai colloqui i miei bimbi sono ansiosi di sapere cosa le maestre dicono. Dicono che ti comporti bene, sei rispettoso, partecipi molto e ti impegni. E poi? Poi basta. A me interessa questo. Sono contenta di questo. 
Nel sistema scolastico che abbiamo costruito invece sembra contare solo il voto. Ma così, la scuola diventa un percorso sterile e arido, soprattutto per bambini così piccoli. Il voto avvicina pericolosamente il concetto di scuola, che dovrebbe essere legato alla partecipazione, alla crescita, all'educazione, all'imparare, al concetto di gara e di agonismo. E a me non piace. Una cosa è l'agonismo in cui tutta la preparazione è tesa solo ed esclusivamente al risultato finale della gara, una cosa è la scuola o dovrebbe esserlo. L'anno scolastico e con esso tutta la vita di un bambino, la sua partecipazione alle lezioni, la sua volontà, il suo impegno, la sua voglia di imparare, la sua attenzione, non può e non deve essere finalizzata al risultato finale. La scuola deve dare preminenza alla crescita, alla maturazione, alla vita di un bambino. 
Ieri i bimbi, naturalmente, volevano vedere i voti. A loro ho detto che i voti non mi interessavano. Che avevo letto il giudizio ed era davvero bello e di quello ero molto soddisfatta e che so bene quali sono i loro punti di forza e i loro problemi, e su quelli avremmo lavorato il prossimo anno. Punto. 
In controcorrente, in famiglia non facciamo regali per la pagella. Non li abbiamo mai fatti. Il regalo viene fatto quando capita e premia solo ed esclusivamente l'impegno, mai, mai, il voto, che è e deve restare, a mio avviso, una valutazione estemporanea, piuttosto incompleta, necessariamente imperfetta. Perchè deve interessarmi?

lunedì 8 giugno 2015

CI VUOLE UN FISICO BESTIALE

Ve la ricordate quella canzone di Luca Carboni? Bellissima. Mi piaceva tanto. Ero giovane quando la cantavo. Pensavo a me, ai miei vent'anni, alle cose che facevo e si, ci voleva un fisico bestiale. Eggià!! Oggi mi è tornata in mente, leggermente modificata, più o meno così: 
Ci vuole un fisico bestiale
per far la mamma o il papà....
ma che per bere e per fumare....
ecc... la continuerò
Chi di voi che mi legge ed è genitore, può solo annuire. Chi non ha figli, non lo so, potrebbe non credermi. Ma....potrei farvi cambiare idea. Prendiamo un giorno qualunque. Un giorno a caso. Oggi. Un giorno normale. Stiamo uscendo di casa per andare a scuola. Tutto normale. Normalissimo. I bimbi scendono a piedi io con l'ascensore che ho trolley, zainetto, borse varie. Normale anche questo. Sento urlare da giù. Ancora normale. Sbuffo. Sento urlare tanto. Un pò meno normale. Mi chiamano dalle scale. Poco normale. 
Arrivo giù e trovo Francesco con un ginocchio scarnificato. Ecco, decisamente poco normale. La normalità, anzi direi è andata a farsi un giro.
Su di corsa a disinfettare. Mi accorgo che  la ferita è brutta brutta brutta. Si vede il muscolo vivo. O.K. Panico. No. Come non detto, niente panico che ci sono tre bambini da rassicurare e tranquillizzare. Uno che piangeva disperato e le due sorelline spaventatissime. E.... allora che si fa? Si sorride, sorride tanto, si consola e intanto si pensa a mille. Come portare bimbo ferito al pronto soccorso, subito, e due sorelline una a scuola e  l'altra alla materna?  Intanto sorridiamo. Bimbi calma. E' tutto a posto. Ci pensa la mamma. Okkkey. Che i problemi da risolvere sono parecchi. Non ultimo è: come arrivare al P.S. pediatrico che il cucciolo ferito non può camminare? Intanto sorrido. Resto calma, respiro lenta. Tranquilli cuccioli, mettiamo tutto a posto ( meno male mamma). Ma intanto il cervello frulla come un mulinello. Penso a tutto. e incredibilmente riesco pure a fare tutto. 
Al P.S. non possono che ammirare il danno. " Ehhpperò, che roba!! Chirurgo!"   Il chirurgo arriva e cuce, cuce e cuce. Cuce per mezzora. e io, mentre cuce, quando mi accorgo che è tutto sotto controllo, crollo. "Posso sedermi? Mi è andata un pò giù la pressione..." 
......
ci vuole un fisico bestiale.
Per far la mamma o il papà. 
che anche se è tutto normale, 
non sai davvero come andrà.....

martedì 19 maggio 2015

ANCORA PATTINAGGIO E BIMBI E ADULTI ( che dovrebbero imparare dai bimbi)

Come sempre parto da vicende personali per fare alcuni considerazioni generali.
Sabato ci sono state le gare regionali FIHP di pattinaggio artistico su rotelle. Celeste arrivava medaglia d'oro del libero dalle provinciali. Quella gara l'aveva affrontata bene, senza particolari ansie e così ci aspettavamo che andasse per questa, sebbene fosse una gara " più importante ", con più avversarie e Celeste una bimba molto emotiva.
Le cose non sono andate proprio così. Me la vedo arrivare in sala, musino terreo e vocina flebile: "mamma, mi gira la testa, mi viene da vomitare..." Ecco, ci siamo, ho pensato. " Cele, dai, è solo agitazione, non ci pensare, stai tranquilla." La sorellina piccola aveva fatto influenza pochi giorni prima e per precauzione le misuro la temperatura. Qualche lineetta, in effetti, l'aveva, ma  convinti che fosse solo l'agitazione la tranquilliziamo. Si parte, arriviamo ad Asti, nessun segno di ripresa. Celeste sempre abbattuta. Ma ormai la perdiamo di vista. E' con le sue compagne e con i suoi allenatori. fa le prime gare di obbligatori. Non brilla. La raggiungo. Sono le due. Mangia un boccone. " Mamma ho freddissimo, mi gira la testa...." Cele, dai tranquilla, cerca di controllarti. Concentrati, sei solo agitata. Verso le cinque è finalmente ora del libero. Inizia benissimo. O.K. A posto. Si è tranquillizzata. Invece commette alcuni errori. Per il resto pattina davvero bene e nonostante gli errori il punteggio è buono. Quinta, La raggiungo per rassicurarla, l'abbraccio e mi accorgo, finalmente, che scotta. Aveva ragione lei. Non era agitazione, ma influenza. A casa mi racconterà la sua gara. "Mamma  quando ho fatto la prima catena mi stava venendo da vomitare e ho dovuto ingoiare, è per quello che ho sbagliato, e la trottola, ecco lì mi girava tantissimo la testa, poi si è fermata all'improvviso...." io ascoltavo, mi veniva il magone, mi sentivo in colpa, mi sentivo mamma degere e snaturata e, soprattutto, mi sono chiesta se, rendendoci conto che stava male davvero, avremmo deciso ugualmente di farle fare la gara. Probabilmente si, è stata la risposta che mi sono data. Ma subito dopo ne è spuntata un'altra. Sarebbe stato giusto? Non si trattava solo della gara.  Si trattava del tempo, tanto, (ore), che è stata da sola ad affrontare le sue paure e il suo malessere. C'erano i suoi allenatori, ma noi non c'eravamo. Eravamo lì, ma da un altra parte. 
E a parte questo, quello che mi ha stupito è stato il senso del dovere, direi quasi dell'abnegazione, dei bambini. Celeste semplicemente sapeva che la gara doveva farla, e ha cercato di farla. L'ha fatta al meglio che poteva, è arrivata in fondo, anche se alla fine non ha fatto neppure il saluto "perchè, mamma, se mi abbassavo, andavo giù...", quanti adulti lo avrebbero fatto? Quanti adulti non avrebbero semplicemente mandato tutto al davolo e avrebbero rinunciato? 
Io da questa vicenda credo di aver imparato due cose e ve le propongo.
La prima è che non dobbiamo fissarci sulle nostre convinzioni precostituite: Celeste è emotiva. Sta male perchè è in ansia. Controllare bene prima di prendere una decisione e non fidamoci mai di quello che noi abbiamo deciso che i nostri figli siano. Forse sono anche qualcosa che noi non sappiamo.  
La seconda è che abbiamo una resposabilità enorme. Sono bimbi e sono nelle nostre mani. Decidiamo per loro delle loro vite. Pensiamoci sempre. Impariamo da loro e fidiamoci di loro. 

mercoledì 13 maggio 2015

HOCKEY ALLENATORI E GENITORI

Qualche giorno fa ero presente ad uno degli allenamenti di hockey di mio figlio. Di fianco a me, un genitore ( non vi dirò mai se era una mamma o un papà, nemmeno sotto tortura), si lamentava della durezza dell'allenatore. " guarda, guarda ( non riferendosi a me ) non può terrorizzarli così!! Guarda lì dietro!  Sono terrorizzati!" 
Ecco, sono la solita mamma distratta, ho pensato. L'allenatore li spaventa tutti e io non me ne accorgo. Ho iniziato a seguire con più attenzione l'allenamento.
In pista c'erano più di venti ragazzini maschi tra i sette e i dieci anni, tutti muniti di stecca di legno, tutti, chi più chi meno in movimento sui pattini, quasi nessuno che ascoltasse l'allenatore per capire l'esercizio da fare. 
Ora. Non so se voi avete mai assistito ad un allenamento di hockey con bimbi del mini hockey e dell'under 10 insieme. Vi dò un consiglio: fatelo. Rivedrete molto velocemente tutte le vostre idee educative. Ci vorrebbe la frusta. Semplicemente. 
Invece, senza frusta e dal mio punto di vista molto meritevolmente e anche coraggiosamente, l'allenatore spiegava alla masnada di ragazzetti ( sempre in movimento e sempre con la stecca in mano) come fare esercizi non banali, che richiedevano prima di tutto l'ascolto e poi un minimo di attenzione nell'esecuzione. 
Guardando attentamente, durante le spiegazioni degli esercizi, di ragazzini turbati, tremanti spaventati o terrorizzati per la durezza dell'allenatore, giuro, non ne ho visti. Ho visto invece varie steccate  in svariate parti del corpo tra i ragazzini ( mio figlio ne ha ricevuta una sulla bocca), spinte, discussioni sulla posizione della frenata ( non dovevano frenare), dita nel naso, giravolte, disordini non autorizzati ed altro. Eppure l'allenatore alla fine ci è riuscito. E' riuscito a far fare a tutti i ragazzetti, gli esercizi richiesti. Certo, a volte era brusco. Certo rimproverava chi invece di ascoltare dava steccate in giro. Ma il fatto che gli esercizi gli abbiano fatti tutti, mi è sembrato un vero prodigio. Come un prodigio era, dal mio punto di vista, che nonostante fossero tutti ammassati vicini uno all'altro, sempre sui pattini e sempre con la stecca in mano,  nessuno dei ragazzini si facesse male seriamente. 
Allora mi sono chiesta come era possibile che il genitore di fianco a me vedesse bambini terrorizzati e io vedessi invece piccoli mostri agitati muniti di stecca e pronti a fare qualunque cosa tranne ascoltare l'allenatore. Perchè  a me la durezza dell'allenatore sembrava, letteralmente, un salvavita sia per mio figlio che per gli altri bambini e per il genitore di fianco a me risultava intollerabile e riprovevole? La risposta non sono riuscita a darmela finchè non ho visto come il figlio del genitore di fianco a me beveva. Non reggeva la bottiglia da solo, cosa che con i guanti da hockey è un pò disagevole, ma tutt'altro che impossibile, ma veniva imboccato tipo biberon dal genitore che gli reggeva la bottiglietta e la conferma finale l'ho avuta vedendo come il bimbo in questione si cambiasse. Non si è tolto da solo nemmeno una calza. Insomma, la risposta alle mie esistenziali domande direi che si trova in una esortazione: ragazzi: fateli crescere 'sti figli!!! E se non siete pronti ad accettare sgridate dell'allenatore o steccate di altri bimbi addosso a vostro figlio, mandateli a fare danza. Hockey, davvero non fa per voi. 


lunedì 27 aprile 2015

IO ODIO LE GITE


Io odio le gite. Gite di bimbi alle elementari. Non so se alle medie la situazione migliori.
Non mi fraintendete. Mi fa piacere che i bimbi vadano in gita, ma per un genitore affrontare il prima e il durante è una fatica che  per smaltirla ci vuole qualche giorno.
Perchè si inizia la sera prima. Quando tolte tutte le distrazioni della giornata e ormai a letto, il pensiero del bimbo finalmente si concentra su questo pensiero unico: domani c'è la gita!! Ed ecco che te lo vedi  precipitare in sala, quando lo pensavi ormai a dormire, in lacrime, anzi proprio disperato perchè non sa se bisogna portare la cartella!!  "Sul diario non c'è scritto!!!! Buuuuuhhhhh!!!! Io non lo soooooo!!!!Buuuuuuuh!" Tocca esser pazienti, almeno i primo 10 secondi. Spieghi che no, in gita non si porta la cartella, ma solo lo zainetto con i panini e il resto.  "Ma io non lo soooooo!!!! Chiedi alle altre mamme!!!!" ( facendo riferimento al gruppo di wa con le mamme della classe ). I dieci secondi sono belli e che passati. Interviene il papà, che lo riporta a letto, spiegando anche lui con calma, per i primi dieci secondi, che da quando mondo è mondo e si va in gita non si porta la cartella. Non basta. Troppa la disperazione e l'agitazione. Naturalmente a questo punto non dorme più nessuno dei fratelli e sono in giro tutti, a bere, fare pipì ecc. Tocca ricominciare da capo nelle operazioni della nanna. E vabbè. Ci vuole un pò ma alla fine la crisi è sedata e tutti sono di nuovo a letto.
Alle sei sono naturalmente tutti svegli. Ed è il caos.
Mi ero tenuta mezz'ora al mattino, svegliandomi prima apposta, per preparare zainetto e tutto quanto servisse alla gita ma con tre bambini in giro per casa allo stato brado, che quando si svegliano troppo presto è così,  preparare qualcosa, qualunque cosa è un'impresa. Naturalmente il pargolo gitaiolo è il più agitato e passa da un problema terribile ad un'altro. "Mamma piove! Metto gli stivali???!!"-  "Francy non hai gli stivali!! Che ci fai dentro l'armadio!?!?!" - " Sto cercando l'impermeabile!!"- "Francy l'impermeabile è già nello zaino" - "Allora mi metto questi!!" - "Francy non ti vanno quegli stivali sono tre numeri in meno dei tuoi" - " Mi bagnerò tutto!! Buuuuuu! Non voglio avere i piedi bagnati! Buuuuuuhhh" - "Fra, ti metto tre paia di calze nello zainetto, d'accordo?. Cambi le calze!" E questa la svanghiamo.
Non passa molto che di nuovo mi sento chiamare in lacrime. "Francy, che c'è? Ti sto preparando i panini" - "Mi cola il naso!!!! E' pieno!!! Non riesco a liberarlo!!! Senti!??!" E inizia a produrre una serie di rumori terribili con il naso, ma forse anche con le orecchie, non so. Sono rumori strani parecchio. "Fra!!! Soffia 'sto naso!!!!!" - "NON RIESCO!!!!!! E troppo pieno!!! Buuuuuuuhhh!" Di nuovo in lacrime. "Dammi le goccine!!!!" Riferendosi all'antistaminico. "Francy, piove a dirotto. Non avrai problemi di allergia oggi!" - "Eppperchè????? Senti?!?!?" E di nuovo con i rumori  dal naso! "Perchè piove!! Non ci sono pollini! Ti metto i fazzoletti nello zaino, va bene? Te ne metto tanti". Nel frattempo la sorellina "grande" è in giro per casa a lamentarsi  di avere freddo, non sentirsi bene, che le gira la testa e che quelli di seconda sono sempre in gita. "Ma a scuola non ci vanno mai, quelli???!?!?" Lei fa terza e in gita ci è andata un mesetto fa. Inutile ricordarglielo. Sta malissimo. La piccolina invece, nel casino si muove bene, è ancora in pigiama, non ha fatto colazione, gira per casa sdraiata sullo skateboard e non ha nessuna intenzione di prepararsi.
La mia parte zen inizia a sgretolarsi sotto le martellate della mia parte non zen che deve pur sfogarsi in qualche modo. Quando la mia parte zen è un cumulo di macerie, la mia parte non zen prende il sopravvento. Parte l'urlataccia, che ricomprende il naso di Francy, il pigiama della piccola, il mal di testa della grande, lo zainetto della gita, le calze, l'impermeabile, e tutto il resto. Piuttosto miracolosamente, dopo una mezz'ora riusciamo ad uscire di casa e a raggiungere la scuola. Naturalmente Francy è già fradicio prima ancora di entrare in classe. Non oso pensare a come tornerà a casa. Ora starò in ansia queste setto/otto ore, immaginandomelo al freddo, tutto bagnato, sotto l'acqua, un pò sperso, che produce rumori assurdi con il naso chiuso  perchè non trova nessuno degli otto pacchetti di fazzoletti che gli ho infilato nello zaino. Questo finchè non lo rivedrò stasera, bagnato, stravolto e felice.

lunedì 20 aprile 2015

Fate stare all'aperto i bambini

 
E' da un pò che volevo scrivere qualcosa al proposito. Questo articolo di cui riporto il link in fondo è stata l'occasione utile. 
I bimbi sono più connessi di noi con la natura e sembrano averne un bisogno grande, fin da piccolissimi.
Chi è genitore non può non aver notato come all'aperto spesso tutte le tensioni, i capricci, e le problematiche varie con cui ci si scontra in casa, appena fuori sembrino disciogliersi come neve al sole. Ebbene questo effetto è decuplicato quando i bambini sono veramente immersi nella natura. In un bosco o in aperta campagna vi sembrerà impossibile vedere come i piccoli si sentano perfettamente a loro agio e stiano bene. Fatelo. Portateli fuori città, fateli camminare in montagna, in campagna, nei parchi naturali. Armatevi di scarpe da ginnastica e zainetto e esplorate insieme a loro i boschi vicino a voi. Se potete, portateli spesso a fare passeggiate in montagna. Dalle nostre parte ci sono i parchi del Ticino e del Sesia che si prestano, c'è la val Sesia che si offre per passeggiate tranquille e la valle D'Aosta, abbastanza vicina. Comprate qualche guida, non fermatevi dove ci sono i tavoli del pic pic, ma cercate percorsi segnalati che vi facciano davvero riscoprire la natura. I vostri bambini passeranno momenti bellissimi, voi ne guadagnerete in salute e in tranquillità. Questa della foto è una delle passeggiate che abbiamo fatto di recente. Eravamo al parco naturale delle Lame del Sesia. Percorso botanico. Sul percorso eravamo solo noi. Eppure al parcheggio e al tavolo dei pic nic  era strapieno di persone. I nostri bimbi hanno letto e imparato i nomi degli alberi sui cartellini del percorso botanico, hanno giocato con l'acqua, hanno osservato insetti, corso, respirato,  riso. Si sono bagnati e sporcati in modo impressionante, ma erano felici. Sono stati bene. Abbiamo mangiato panini, camminato, parlato, vissuto un giorno immersi nei boschi. Prima di uscire di casa è stato un delirio di sgridate, litigate e bisticci. Poi erano così. Sereni, felici, pronti a godersi la loro giornata aperta, senza mura, senza rumori, senza strade, auto o sgridate. e così è stato.
Bambini depressi? Potrebbe essere un deficit di natura

giovedì 2 aprile 2015

SEI UN BAMBINO SE......


    Sei un bambino se....
    al mattino
  • servono i cannoni e la fanfara dei bersaglieri per svegliarti;
  • non trovi mai, MAI i vestiti preparati la sera prima ( messi sempre allo stesso posto), e chiedi insistentemente: ” dove sono i miei vestiti???”
  • la luce ti dà moltissimo fastidio e ti agiti in giro per casa urlando che ti bruciano gli occhi.
  • resti sul divano in mutande e cannottiera per un buon quarto d'ora e ogni volta che arriva l'urlo “VESTITIIIII!” affermi, senza scomporti che: uffa! si, ti stai vestendo.
  • decidi di raccontare il tuo sogno ed è un racconto lunghissimo che può durare svariate decine di minuti;
  • vuoi una colazione diversa ogni mattina e sembra che scegli dal menù del grand hotel;
  • per bere una tazza di latte serve una quantità di cacao che basterebbe per preparare 15 cioccolate;
  • sei convinto che portare il pigiama nel letto o la tazza in cucina siano gesti che comportino rischi tremendi per la tua salute per cui ti guardi bene dal farlo;
  • lavarsi i denti è un'operazione lunghissima ed elaborata che richiede non meno di 15 minuti, escluse le boccacce allo specchio;
  • appena non ti guarda nessuno ti metti a giocare invece di prepararti;
  • il tuo grembiulino e la tua felpa hanno la strana capacità di muoversi autonomamente in giro per casa e trovarsi sempre ovunque tranne dove dovrebbero essere;
  • allacciasi le scarpe...non scherziamo! Forse con una laurea in ingegneria;
  • ti ricordi sul pianerottolo che non hai la penna, che bisognava firmare il diario, che il rosso non ha la punta e sei senza temperino;
  • cerchi di uscire con un pelusche di 2 metri per 3, che sennò poi alla scuola materna piangi;
  • sulla porta, ormai con su il giubbotto, ti viene in mente che ti scappa la cacca;
  • è un problema esclusivamente dei tuoi genitori arrivare a scuola in orario, come se in classe dovessero entrarci loro;
  • non sopporti la vicinanza con nessuno dei tuoi fratelli e ti dà fastidio in qualunque modo ti guardino, ti parlino, ti stiano vicino, respirino ecc;
  • di inverno i guanti è impossibile trovarli a coppie;
  • vuoi andare a prendere una molletta, un libro, o qualcos'altro di indispensabile per l'equilibrio dell'universo quando ormai siete fuori e la porta è chiusa;
  • appena sei in auto inizi a piagnucolare che è tardi e che arriverai a scuola in ritardo;
    Sei un genitore se
  • pensi che in vietnam non poteva essere così male
  • i tuoi vicini sono convinti che al mattino torturi i bambini
  • pensi che sia semplicemente un miracolo avercela fatta ancora una volta ad uscire di casa.

°*°*°*°*°*°*°*°*°*°
    In bagno
  • pensi che il dentrificio vada accuratamente spalmato sul piano del lavandino e se fai in tempo anche su piastrelle e specchio;
  • sei convinto che sia necessario lasciare tracce evidenti del tuo passaggio con pittoreschi getti di acqua sul pavimento;
  • sei convinto che lo specchio sia stato inventato solo per consentirti l'esercizio assiduo nella nobile arte dello spruzzo e per ammirare le tue fantastiche creazioni;
  • per lavarti le mani ti serve una quantità d'acqua pari alla portata d'acqua ( per minuto) delle cascate del niagara.
  • "lavati bene le mani" significa consumare almeno metà della confezione del sapone liquido;
  • per i maschietti: se per controllare il getto della pipì usi solo il movimento del corpo, cioè spostamento avanti, indietro, destra e sinistra per centrare il water;
    per le bambine: se i pettini e le mollette servono alle tue bambole e se la mamma li cerca e non li trova dai la colpa a loro.
  • pensi che la mamma in bagno si sente sola e ha bisogno di compagnia.
  • quando fai la doccia esci dal box lasciandolo aperto con l'acqua che scorre perchè è fredda, aspettando che divenga calda.
  • dopo aver fatto la doccia esci e giri per casa grondante sostenendo che in bagno non ci sono asciugamani.
  • fare la cacca è una questione di famiglia, devono saperlo tutti, non si può star soli ed è un ottimo momento per inventare filastrocche canzoncine e racconti interminabili.
  • pensi che il posto giusto dell'asciugamano sia per terra.
  • l'acqua del bagnetto è sempre troppo calda o troppo fredda o troppo poca e bisogna che lo sappia tutto il palazzo.
  • durante il bagnetto pensi di essere Jacques Cousteau.
°*°*°*°*°*°*°*°*°*°
A tavola
  • Ti siedi e guardando un pò schifato cosa c'è sul tavolo chiedi:" c'è qualcos'altro??"
  • Inizi a sfrucugliare nella pasta o nel risotto chiedendo per ogni microscopico elemento:"questo cos'è?"
  • dissezioni il piatto cercando di separare il commestibile dal non commestibile, secondo il tuo gusto personale.
  • spandi tutto il cibo il più largo possibile in modo da far sembrare che hai "quasi finito"
  • spandi tutto il cibo il più largo possibile in modo da farne uscire una buona quantità sul tavolo e non doverlo mangiare;
  • versi l'acqua nel bicchere fino all'orlo e se ci riesci anche oltre per capire se ce le fai a non farla uscire anche se ha superato il bordo;
  • risucchi il liquido direttamente dal bicchiere poggiato sul tavolo perchè non lo puoi più prendere in mano;
  • gesticoli con la forchetta piena di cibo in modo che il cibo finisca il più lontano possibile da te;
  • mangi in piedi;
  • cadi dalla sedia;
  • fai rovesciare il bicchiere pieno d'acqua, girandoti di scatto per picchiare tua sorella/tuo fratello;
  • ti alzi di continuo per fare cose che non si sa a cosa servano;
  • sternutisci nel tuo piatto o in quello del genitore che ti sta accanto;
  • guardi il piatto con occhi vuoti sperando che il cibo evapori;
  • tieni il boccone in bocca per mezz'ora senza masticare, sperando che la saliva faccia tutto da sola;
  • ti scaccoli;
  • chiedi: "posso fare basta"? a un boccone dall'inizio.
  • ti pulisci le mani e la bocca sulla tovaglia;
  • provi la consistenza di ogni cibo con le mani;
  • inizi a parlare di cose disgustose appena seduto;
  • mangi in modo che quello che avanzi risulti il più disgustoso possibile e non possa essere nè conservato nè consumato da altri;
  • fai "ahhhhh" dopo aver bevuto
  • ti fai andare per traverso l'acqua e per non morire soffocato inizi a tossire sputando acqua ovunque in modo che ti esca anche dal naso;
  • guardi nel piatto degli altri e affermi che di sicuro quella cosa lì è più buona della tua!
    Sei un genitore se...
    ce la fai a nutrirli ogni giorno.
    °*°*°*°*°*°*°
quando è ora di andare a letto
  • non è mai ora di andare a dormire.
  • alla domanda :"ti sei lavato i denti?" guardi stupito chiedendoti ( tutte le sere) che novità è mai questa.
  • esci dal bagno affermando:" mamma mi sono lavata tutto quello che potevo lavarmi!! adesso mi lavo i piedi" e l'obiezione che sia ora di andare a dormire e non serva lavarsi i piedi in quel momento non ti ostacola minimamente.
  • il tuo pigiama ha la strana abitudine di volatilizzarsi e non essere mai dove ci si aspetta che sia.
  • entri nel letto come un elefante così sei sicuro di disfarlo tutto.
  • appena nel letto ti accorgi di avere mal di pancia, male a un piede, male all'orecchio, dolore al braccio, fastidio ad un'unghia e racconti di essere stato male a scuola.
  • ormai nel letto ti ricordi che a) non hai la matita e il temperino nell'astuccio; b) non hai colorato la scheda di italiano; c) non hai ripassato geografia e domani c'è la verifica; d) devi portare per l'ora di scienze un frutto tropicale fuori stagione;
  • dopo mezz'ora di preparativi e un quarto d'ora di storia, appena spenta la luce chiami la mamma perchè hai sete.
  • dopo cinque minuti che sei rientrata nel letto chiami il papà perchè non trovi la bambola.
  • dopo un quarto d'ora che sei nel letto chiami mamma e papà perchè stai facendo brutti sogni. (" cucciolo, non è possibile che stai facendo brutti sogni, sei a letto da dieci minuti!" " no, no mamma era un sogno bruttissimo, davvero!!!")
  • dopo aver bevuto, dopo aver cercato per tutta casa la bambola, dopo esserti svegliato per il brutto sogno, chiami perchè, a questo punto, ti scappa la pipì.
  • quando rientri nel letto ti accorgi che è tutto disfatto di nuovo e chiami la mamma per rifarlo.
  • dopo circa mezz'ora ti alzi per andare a comunicare ai genitori agonizzanti sul divano che non riesci proprio a dormire. Così mamma e papà si perdono anche il finale del giallo che stavano guardando.
  • naturalmente al mattino hai sonno e non riesci a svegliarti.
            °*°*°*°*°*°*°*°





domenica 22 marzo 2015

Bimbi e sport

Oggi voglio scrivere del pattinaggio artistico a rotelle. Perchè? Perchè è bello. Omai sono quasi sei anni che a casa nostra si pattina. Abbiamo iniziato con Celeste senza nessuna esperienza e senza sapere se avesse un senso far pattinare una bimba così piccina. Uno scricciolo di tre anni con questi cosi pesantissimi ai piedi e per giunta bloccati. Che faceva fatica a trascinarseli dietro. Me la ricordo ancora l'apprensione con cui seguii la sua prima lezione, convinta com'ero che alla fine me li avrebbe schiantati in fronte. E invece no. " Cele ti è piaciuto?" " Si!" " Davvero? Vuoi tornare?" " Si!".  Ed è iniziato. Poco alla volta. Prima un'ora alla settimana poi due poi tre, poi l'agonismo, le gare. Ho capito presto che farli pattinare da piccoli ha senso perchè sviluppano equilibrio, attenzione, conoscenza del proprio corpo e dii quello che può fare, disciplina, fiducia in se stessi e acquisiscono una vera competenza, cioè pattinare. Farli pattinare da grandicelli ha senso perchè con il pattinaggio e grazie al pattinaggio si crea un loro spazio di autonomia che nessun'altra istituzione può e sa fare. Non lo fa la famiglia che di renderli autonomi a nove anni non ha tanta voglia, non lo fa la scuola tesa più al contenimento  e all'omologazione del bambino che non alla ricerca di una suo vero spazio autonomo. Può farlo lo sport. E in questo caso lo fa il pattinaggio. Quando pattina su quella pista, lei è da sola. E' da sola a prendersi i rimproveri e i rimbrotti degli allenatori o i loro elogi. Può farcela solo lei a fare un salto, o una trottola o chissà che altro. Io posso consolarla, medicarla, incoraggiarla, esserci, ma non posso pattinare al suo posto. Non posso allenarmi e non posso entrare in pista a fare la gare. Lì, lei è da sola e sa che deve contare solo sulle proprie forze e capacità. Su quella pista ha le sue amiche, le sue cose da fare, i suoi compiti su cui io non posso interferire minimamente. Gli allenatori parlano con lei, per quello che va e per quello che non va, non con me. E' lei che deve farcela, capire, provarci, riuscirci. E quando vince, ha vinto lei, mica io. La medaglia è tutta sua. Solo sua. Questo è lo sport per i bambini. Questo è il pattinaggio. E a me piace. Sarà anche che abbiamo trovato una società  bella, con cui non c'è mai stato il minimo problema, sempre aperta e trasparente nella gestione tecnica sportiva e di tutto ciò che ci gira intorno. E allora grazie anche alla Gioca Pattinaggio Artistico, ai suoi allenatori tecnici responsabili e dirigenti, che ci hanno permesso di trovare, iniziare e di proseguire in questo questo bello sport, aiutandoci anche a superare tutti i momenti di crisi e scoraggiamento con pazienza e consapevolezza. :-)

mercoledì 18 febbraio 2015

GENITORI.....

Stamattina, nell'atrio di casa, mentre stavamo di corsa uscendo di casa, sono riuscita a raccomandare per la centoeunesima volta a Margherita di comportarsi bene a scuola, sgridare Celeste per aver dimenticato il quaderno di inglese a scuola e super sgridare Francesco per non aver fatto metà dei compiti e mentre lo facevo, mentre minacciavo punizioni, proprio mentre ero lì che sciorinavo frasi sentenziose, una parte di me scivolava via e si rendeva conto che abbiamo costruito intorno a loro un mondo sbagliato. Un mondo fatto di ore passate seduti ad ascoltare lezioni improbabili di storia e geografia, un mondo fatto di pomeriggi passati di corsa tra un impegno e l'altro, allenamenti, compiti, e quant'altro. Li vogliamo attenti, ubbidienti, puliti, ordinati, scattanti, pronti ad eseguire ogni nostra richiesta, bravi a scuola, impegnati nello sport, gentili con i fratelli rispettosi con gli adulti. e non ci chiediamo mai se stiamo davvero facendo il loro bene, se li stiamo rispettando o ne stiamo semplicemente facendo dei piccoli adulti. Se la loro fiamma di bambini in tutto questo può rimanere accesa. Se il loro luccichio, quella magia che li rende così speciali, riuscirà con tutto questo e nonostante tutto questo a brillare ancora. Non so cosa sia giusto fare. Non so più se sia giusto davvero sgridarli se sono disubbiedienti a scuola o non fanno da soli tutti i compiti. Quello che so  per certo è che non manterrò nessuna delle promesse punizioni. So che oggi pomeriggio, quando andrò a prenderli a scuola li abbraccerò forte, chiederò loro cosa hanno fatto di divertente, sorriderò e li terrò per mano.