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venerdì 5 giugno 2015

MI TOCCA RIVALUTARE FROZEN

A casa nostra la televisione si guarda solo dopo cena e solo DVD scelti da noi genitori. L'aspetto positivo di tutto questo è che non abbiamo la casa invasa da diari, libri e foto di Violetta o del personaggio di moda del momento, l'aspetto negativo è che i bimbi vivono in una sorta di mondo meraviglioso di Alice da cui prima poi toccherà farli uscire. Ma ce n'è anche un altro di aspetto negativo: ciclicamente mi tocca rivedere film a mio avviso inguardabili, ma che ai bimbi piacciono tanto. Ieri mi è toccato Frozen. Mi è partito un mugolo sommesso. " Dai mamma!!! Tanto mica lo guardi tu!" - " Si ma lo ascolto". Infatti non è che io mi metta lì a guardare il film, ma anche se impegnata a fare altro, le battute le sento e sprazzi di film li vedo. Uno strazio. Frozen l'ho sempre giudicato inguardabile, noioso, banale, tutto incentrato sul rapporto tra sorelle, rapporto trattato in modo irrealistico e del tutto superficiale. Un'occasione mancata. Ecco, ieri, guardandolo a tratti, forse perchè ero davvero distratta, mi sono all'improvviso resa conto che, invece, Frozen non è così negativo, ma anzi a modo suo,  propone messaggi positivi, persino nuovi nel panorama Disney.
A parte i soliti messaggi stereotipati di cuore sole amore, bleah! abbiamo però un personaggio, persino quello principale, Elsa che decide autonomamente di andarsene a stare da sola. Non un pò sola. Proprio sola sola. Lo fa, sta benissimo, si sente pienamente realizzata, è felice, non si pente e non torna indietro rispetto alla sua scelta ( verrà costretta). Sta a tal punto bene da sola che manda via la sorella. Quindi soli e autonomi si può ed è bello. Messaggio davvero rivoluzionario per lo standart Disney, dove la solitudine ( e l'autonomia) è stata sempre prerogativa del personaggio negativo, perfido e cattivissimo e proprio in quanto tale, solo. 
Secondo messaggio positivo: Elsa diventa regina, non principessa, nè regina consorte o regina madre. Regina e basta. Governerà Arendelle da sola, non si lamenta nessuno, tutti i sudditi sono contenti e i due maschi che hanno tentato di mettere le mani su Arendelle vengono sbattuti fuori a malo modo. Il potere politico può essere femminile. Bene! 
Ultimo messaggio positivo, anche se il  meno innovativo, ma comunque da rimarcare: Anna si sposa un quidam de populo, non un principe forte e coraggioso, dalle nobili quanto ereditate origini, ma un ragazzotto semplice e, temo, ignorante, ma buono e coraggioso. Il bene non è nobile e non si eredita.
Quello che a questo punto mi chiedo è se la Disney si sia resa conto di aver proposto messaggi così sovversivi. Io credo di si e timorosa di reazioni della parte più conservatrice dei suoi telespettatori ha deviato tutta l'attenzione sul racconto del rapporto tra le due sorrelle, racconto che come ho scritto è a mio parere del tutto assente, mai approfondito realmente ma tanto tanto rassicurante. Da oggi mi lamento più se i bimbi scelgono Frozen.

lunedì 13 aprile 2015

QUANDO LO SPORT PUÒ FARE SOLO BENE

Il Pallone di viale Bonarroti. L'allenamento del venerdì sera della Azzurra Hockey Novara. Ci sono bimbi del mini hockey, dell'under 10 e qualche ragazzino/a più grande. In mezzo a loro, quel signore anziano che ha raggruppato i giovani atleti è Renzo Zaffinetti. A chi non è di Novara e non ne sa nulla di hockey, questo nome non dirà nulla. Per chi è di Novara e se ne intende di gelato, sa che questo nome è stato sinonimo di ottimo gelato artigianale per molti anni; per chi infine è di Novara e se ne intende di hockey, sa che Renzo Zaffinetti è stato uno dei più grandi campioni che l'hockey Novara abbia mai avuto. anni 60/70, il grande Novara e la grande Italia dell'hockey a rotelle. Con lui, l'Italia è arrivata seconda ai campionati mondiali di Barcellona del 66 e terza ai campionati di San Paolo del 66. Un bomber che ha fatto centinaia di goal in campionato. Un grande.
Adesso ha 75 anni e passa i suoi pomeriggi ad insegnare a questi ragazzini l'hockey.
Non ce n'è. A me che un anziano campione insegni ai bambini è una cosa che piace tantissimo. Sarò un pò una nostalgica o sentimentale, ma quando lo sport è anche questo non può che essere una cosa bella. Perchè i bambini e i ragazzini che lo seguono impareranno che non ci sono solo loro, non c'è solo l'adesso. C'è stato chi prima di loro ha giocato, ha vinto e stravinto, c'è una storia, ci sono delle storie, e che queste storie sono interessanti da ascoltare e imparare. Impareranno che gli anziani sono miniere stracolme di tesori da scoprire, sfruttare, amare e ammirare. Impareranno che lo sport è qualcosa che va oltre a loro, che saprà dargli valori importanti che li accompagneranno per tutta la vita. Impareranno che la passione, quella vera non muore mai. Ogni volta che porto Francy all'allenamento gli ricordo di seguire gli insegnamenti del suo allenatore e di ascoltare bene quello che gli dice Renzo. " E' stato un grande campione, sai?" " Si mamma. Ha fatto più di 800 goal!" Il piccolo Francy, come tutti gli altri piccoli hockeisti, non vedono in Renzo un anziano maestro, ma un campione. C'è bisogno di altro? Il rispetto per il prossimo, per il proprio passato, lo si impara anche così. E anche la passione e l'amore per lo sport.

martedì 31 marzo 2015

LA LINGUA ITALIANA E IL VUOTO SPINTO DELLA POLITICA

La lingua italiana è bellissima. Duttile, elastica, elegante, precisa. Abbiamo bizzeffe di sostantivi e aggettivi sinonimi per creare variegate sfumature, tempi in abbondanza per creare atmosfera ed evocare ricordi, figure retoriche per impreziosire il racconto....insomma magia linguistica pura. Ma la nostra bella lingua si porta dietro anche un sacco di iatture tipo apostrofi e accenti impossibili da ricordare, segni grafici trabocchetto ( h, ch, gh qu, solo per citarne alcuni), regole grammaticali astruse e irrazionali, e... last but not least: i generi! I generi, antico legame con il latino, terrificante, inutile insensato fardello linguistico. " Mamma! ma: la biscia d'oro è un nome da maschio o da femmina?" Giusto per chiarire il problema. La seccatura è solo nostra italica e a questo punto mi chiedo se davvero sia un problema, come pare che sia. Perchè diciamo la sedia e non il sedio? Il divano e non la divana? Comunque la regola è che se finisce in "o" è maschio, se finisce in "a" è femmina se finisce in "e"... a caso. Parole nuove è stato l'uso a stabilire se fossero maschili o femminili. "Automobile" inizialmente era sostantivo maschile. Fu D'Annunzio che ne fece un sostantivo femminile. E qui potrebbe finire, tralasciando le brutte confusioni che generano i nomi maschili che finiscono per "a" e poche altre insignificanti questioni, tipo professioni che sembrerebbero non avere il corrispettivo femminile. Purtroppo i generi li abbiamo e ce li dobbiamo tenere. Poco alla volta troveremo la quadra per tutto.
Del resto come è universalmente noto le lingue si evolvono seguendo i cambiamenti delle società cui appartengono. Basta leggere Calvino e Malvaldi, due autori che adoro e che appartengono a due ben diversi periodi storici, per rendercene conto. La società cambia, la lingua segue a ruota i cambiamenti sociali. Tutto bene quel che finisce bene. No. Perchè i signori del palazzo, sig.ra Boldrini in resta e dietro tutta la politica e la buona cultura italiana si affannano a reclamare cambiamenti liguistici per arginare il sessismo imperante. E qui, sorge spontanea al domanda. Ma ci sono o ci fanno? Dottore, dottoressa, bene. Impiegato, impiegata, bene. Avvocato avvocatessa, un pò brutto, giudice.... ecco giudice che femminile ci mettiamo? Giudicia? Terribile. Giudicessa? A rischio reato. Poi dovremmo anche capire come metterla per camionista. Che si fa? Camionisto e camionista? Mah?! 
Sinceramente io credo che il genere nelle professioni sia un falso problema, che una volta di più mette a nudo il vuoto spinto e la pochezza della nostra classe politica e della cultura imperante. Basterebbe smetterla di far finta che non è la lingua che segna il passo ma sono i cambiamenti sociali, quelli veri, che mutano il linguaggio per smetterla una buona volta di fracassare gli zebedei con tali assurde questioni.  La lingua segue la società e i suoi cambiamenti. Se la società è maschiocentrica, maschilista e sessista, la lingua seguirà l'andazzo. Arrovellarsi il cervello per cambiare la lingua, lasciando tutto com'è è una presa per i fondelli enorme. In un'Italia in cui la donna guadagna la metà dell'uomo, in cui la donna in un caso su tre non riesce a rientrare al lavoro dopo la maternità e negli altri due casi deve fare salti mortali per restarci poi, al lavoro, in cui manca totalmente una politica a tutela della famiglia, in cui i bambini sono visti ancora come una risorsa da sfruttare e non una ricchezza da tutelare, chiedersi come fare per il femminile di giudice è una vera quanto inutile idiozia. Facciamo in modo che le donne ci arrivino a fare i giudici, gli avvocati, i rettori delle università, i presidenti di società e il linguaggio poco alla volta scoverà il modo di chiamarle. Perchè le ministre non si impegnano ad es. a eliminare qualsiasi discriminazione di genere a partire dalle scuole elementari? Un esempio un pò stupido? Il grembiulino. Perchè ancora nel 2000 il grembiulino delle bambine è lungo e quello dei maschietti è corto? Per tradizione. Una tradizione legata a quando le donne usavano il vestito e i maschi i pantaloni. Ma visto che ora non è più così, iniziamo da lì. Grembiulini uguali perchè maschi e femmine a scuola ( e in futuro sul lavoro) si considerino uguali. Persino nelle pubblicità è chiaro quanto l'Italia sia legata allo stereotipo patriarcale del maschio che lavora e della donna che sta in casa. 
Pensate ad una pubblicità qualunque di detersivi, di cibi pronti o di auto. Quante pubblicità che riguardano detersivi ci sono con uomini che li usano? O quante pubblicità di auto ci sono con donne che le guidano? E così via. Allora vogliamo cambiare la lingua italiana e renderla meno sessista? Potenziamo gli asili nido, pensiamo leggi che tutelino la famiglia per davvero. Pensiamo a padri che possono prendersi permessi di tre mesi per la nascita dei figli. Pensiamo a una normativa che tuteli seriamente la donna e la maternità sul lavoro, prima durante e dopo. Premiamo le aziende che hanno asili nido interni, potenziamo i lavori che si possono fare da casa, non chiediamo o pretendiamo che le persone accettino lavori ovunque, lontano dalla residenza e dalla famiglia pur di lavorare, educhiamo i bambini e le bambine a sentirsi uguali con gli stessi potenziali e gli stessi sogni. Facciamo stirare i maschi e facciamo guidare auto sportive alle donne iniziando dalla pubblicità. Se lo faremo arriveremo presto che non ci stupiremo, come ci siamo stupiti, di avere un'italiana donna in orbita e che giudice e presidente saranno parole femminili e bisognerà trovarne il corrispettivo maschile.